“Falcone va commemorato con l’intransigenza dei fatti, lo Stato non abbia più paura della verità”

“Per la prima volta dopo troppi anni l’anniversario della strage di Capaci, in cui furono assassinati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, può avere un significato nuovo, pieno, e non essere la solita passerella per politici in cerca di visibilità”.  “C’è un fatto nuovo, che impone un senso diverso a questo 23 maggio: la sentenza con cui poche settimane fa la Corte d’Assise di Palermo ha condannato a pene pesantissime i boss mafiosi e i vertici dei carabinieri del tempo. Lo Stato è stato condannato insieme alla mafia, per avere negli anni delle stragi trattato con la mafia. Dunque quella stagione terribile fu anche la stagione della trattativa, una trattativa con cui lo Stato, per salvare le vite di alcuni politici, ha sacrificato uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tante vittime innocenti. La sentenza di Palermo impone di fare un passo in avanti nella ricerca della verità, con intransigenza, l’intransigenza dei fatti, perché di parole inutili, di promesse mancate, di insabbiamenti e depistaggi ce ne sono stati già troppi. C’è un nuovo Parlamento, si sta per insediare un nuovo governo: assumano pubblicamente l’impegno affinché il 23 maggio diventi un momento di verità, di assunzione di responsabilità da parte di uno Stato pronto a dimostrare di non avere finalmente paura della Verità e della Giustizia. Questo sarebbe il miglior modo per ricordare il 23 maggio, per commemorare Giovanni Falcone e le altre vittime innocenti di mafia, riconciliando i cittadini con lo Stato”.