Omicidi cc Fava e Garofalo opera di un sistema criminale integrato di mafie e istituzioni deviate

Gli omicidi dei carabinieri Fava e Garofalo, il sistema criminale integrato in cui si saldarono all’inizio degli anno Novanta mafia siciliana e ‘ndrangheta calabrese con pezzi della massoneria eversiva e istituzioni deviate, il bienno stragista 1992-1993. Antonio Ingroia, che da avvocato rappresenta le famiglie Fava e Garofalo nel processo in corso a Reggio Calabria, ne ha parlato a La Gazzetta del Sud:

La speranza è che la magistratura riesca finalmente a riscrivere per intero la vera storia del biennio stragista `92-`93, periodo tragico e complesso che ha rappresentato il tramonto della prima repubblica e l`alba di una seconda stagione che per molti versi è riuscita a fare molto peggio. In quei due anni, a furia di bombe, depistaggi e morti di innocenti servitori dello Stato, si sono ridisegnati am- bigui e consolidati rapporti di potere che da allora si trascinano. Non a caso tutti quelli che hanno provato a fare luce sui livelli più alti, non limitandosi cioè a colpire la mafia militare, hanno quasi sempre subito un coro di delegittimazione. Ieri nell`Aula bunker di Reggio Calabria era presente anche l`ex pm Antonio Ingroia, ora avvocato di parte civile delle famiglie dei carabinieri Fava e Garofalo uccisi a gennaio del 1994, che da magistrato intuì per primo l`esistenza di un groviglio di poteri opachi messosi all`opera proprio durante quell`enigmatico biennio di sangue.
«Questo processo – ha dichiarato Ingroia – è la dimostrazione che Cosa nostra siciliana e la `ndrangheta calabrese non sono mai state due entità a parte ma un unico mondo, due facce della stessa medaglia, un sistema criminale integrato che a sua volta interagisce con il mondo delle istituzioni deviate. La ricostruzione processuale si sforzerà di fare luce sugli omicidi di due fedeli servitori dello Stato, due carabinieri trucidati anche perché nel frattempo c`erano altri uomini delle istituzioni che con la mafia avevano invece aperto canali di dialogo, come dimostra il processo sulla “trattativa”».
– La Calabria si può rialzare?
«Sì – chiosa Ingroia – purché a fianco alla necessaria opera di repressione dei poteri criminali che si sono ingrassati nel tempo anche grazie alla presenza di ambigue cointeressenze con apparati dello Stato,cresca la consapevolezza di doversi opporre ai disvalori delle mafie e, contestualmente, migliori il quadro socio-economico di una regione esasperata».